Le cose che portiamo con noi
Sulla differenza tra cambiare le proprie circostanze e cambiare se stessi, e sul perché è più facile vederla nella vita sentimentale degli altri che nella propria carriera.
Negli ultimi mesi del mio precedente lavoro, ormai prossima al burnout, avevo cominciato a commettere piccoli, ordinari errori. Di seguito, dopo aver avviato un'attività differente, gli stessi sbagli sono talvolta riaffiorati, rappresentando per me la prova di non essere stata in passato all'altezza del ruolo che ricoprivo ed il presagio che non lo sarei stata neppure in questo. La tensione che ne nasceva favoriva ulteriori sviste, che a loro volta confermavano il ritratto che di me andavo dipingendo con solerzia.
Avevo modificato le circostanze, ma le mie insicurezze si erano trascinate con me, ed ero proprio io a ricreare la situazione da cui mi ero allontanata. Non era un reale nuovo inizio perché le ombre di prima continuavano a seguirmi. Era come entrare in una stanza pulita con le scarpe infangate...
Ciò che si ripete non sono solo gli eventi, spesso casuali: è il modo in cui li leggiamo, il significato che vi attribuiamo, i nessi che tracciamo fra loro, consolidando narrative lontane dalla realtà ma perfettamente convincenti.
Il nuovo contesto può essere completamente diverso, ma noi vi entriamo con la mentalità di sempre e finiamo per comportarci così da renderlo quasi identico a quello che abbiamo lasciato.
È un po' come comprare abiti nuovi e continuare ad abbinarli alla vecchia maniera.
Lo riconosciamo più facilmente nella vita sentimentale degli altri. Abbiamo quasi tutti amici che sembrano rivivere sempre la stessa storia, e non solo per i partner che scelgono, ma per come si comportano all'interno della relazione.
Condividiamo con loro l'entusiasmo degli inizi e la tristezza di quando le cose si complicano, e mentre li ascoltiamo abbiamo l'impressione di vedere con chiarezza gli elementi che ritornano e le dinamiche che si ripropongono.
In ambito professionale è molto più difficile, credo, perché non siamo pienamente consapevoli di quanto il nostro rapporto con il lavoro sia personale ed emotivo. L'amore è per definizione soggettivo; il lavoro, al confronto, appare più netto e lineare, e così non ci accorgiamo di quanto del nostro bagaglio vi trasferiamo.
Se quanto letto fin qui ha suscitato un po' di curiosità, puoi provare a mettere a fuoco i tuoi schemi.
Riesci a individuare alcuni comportamenti o pensieri che ricorrono più spesso?
Ci sono tratti che ci appartengono e ci distinguono, i nostri talenti; altri invece sono zavorra, e poiché scrivo soprattutto per chi cerca un cambiamento, forse lì c'è qualcosa di prezioso da scoprire.
Potrà sembrare faticoso, perché siamo gli osservatori meno affidabili dei pattern che ripetiamo, ma se vai a cercarli, come si va per funghi, e del resto è la stagione, potresti trovarne qualcuno.
E se ti va di parlare di ciò che emerge, o di capire meglio come modificare questi modelli, liberandoti lungo la strada dei legami di un tempo, prenota qui una conversazione gratuita con me.

